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Nel 1483 Marin Sanudo il giovane (1466-1536), bibliofilo e letterato,
pubblica l’”Itinerario per la terraferma veneta”, in cui descrive
le strutture difensive di Piove (“due man di fosse con l'acqua entro
una d'esse”) e parla delle due fiere di Piove: S. Martino e S. Nicolò.
Trova molto misere le condizioni della campagna, ovviamente non ancora
risollevatasi dalla situazione bellica precedente l'epoca veneziana.
Le modifiche attuate nel complesso sistema idrografico costituito dal
Bacchiglione e dal Brenta si ripercossero suI precario equilibrio della
laguna veneta, che basava la propria conservazione su uno stabile
rapporto fra le acque dolci e le acque salse e su un controllato volume
di torbide. Il “Magistrato alle acque” di Venezia fu l'istituzione
che costantemente sovrintese ai lavori necessari per preservare il
bacino lagunare dall'interramento; essi comportarono l'estromissione
dalla laguna delle foci dei fiumi, i quali videro così allungato in
misura consistente il proprio percorso. A metà del XV sec. si decise di
far sfociare il Brenta a Chioggia, ma tale operazione fu messa in atto
solo agli inizi del 1500; lo scavo del Brenton, passando per Corte,
univa Dolo a Conche: da qui il Brenta giungeva, insieme al Bacchiglione,
attraverso il Canale di Montalbano, fino a Chioggia. La laguna risentì
dell'eccessivo apporto di torbide, perciò i due corsi furono di nuovo
deviati e la foce spostata da Brondolo. Più che le strade, minacciate
sempre da scarsa manutenzione e dal maltempo, nella provincia saranno le
vie fluviali quelle privilegiate per gli spostamenti e soprattutto per
il commercio.
A partire dal Medioevo si costituirono cinque importanti associazioni di
barcaioli, due in Padova (S.Giovanni delle Navi e Ognissanti), a
Monselice, a Este (S.Nicolò) e Piove (S.Baseggio), questi esentati fin
dal 1005 da tributi che non fossero quelli dovuti per consuetudine al
Ducato veneziano (200 libbre di lino annue). Nasce anche un regolamento
detto “Mariègola (matricola, raccolta di disposizioni dal 1483 al
1747) delli Barcaruoli de San Baseggio di Piove”. Vi si ricava tra
l'altro la notizia della istituzione nel 1483 del traghetto
Piove-Venezia, che il numero degli iscritti non doveva superare la
ventina, che di volta in volta venivano fissati dei limiti territoriali
etc. Le acque dei fiumi, durante i periodi di piena, continuarono a
scaricare le proprie torbide nella laguna di Venezia. Fu perciò
scavato, tra i I 1603 e il 1611 il Canale Novissimo, che doveva
indirizzare queste e le acque del Muson Vecchio (incanalato da Mirano)
verso Brondolo. Simili opere ,provocando un rialzamento delle piene con
conseguenti rotte e alluvioni, misero in seria difficoltà le
popolazioni della terraferma. Lungo i tratti superiori dei fiumi fu
necessario rinforzare gli argini, o predisporre bacini di invaso in cui
le acque potessero trovare espansione nei momenti di piena. Nel 1721
viene aperto alla navigazione dei barcaroli di Piove il canale che
congiunge Corte a Lova.
Nel
XV sec. il centro abitato di Piove ha già una sua precisa connotazione
edilizia e nella piazza, oltre al Duomo risultano edificati la Casa del
Podestà, la Cancelleria, la Stazione del sale, il Fondaco e il Dazio.
Alla
fine del XV sec. nasce a Piove l'istituzione del Monte di Pietà (1491).
Lo concede il doge Agostino Barbarigo il 17 novembre in base a una
“supplica” del Consiglio. Siamo appena a trent'anni dal primo Monte
italiano e, sulla scia dell'entusiasmo suscitato dalla predicazione del
frate minore osservante Bernardino da Feltre in Padova, anche Piove si dà
questa istituzione per limitare l'usura. Tale banca avrà sempre
un'amministrazione difficile, su cui vigilerà e interverrà più volte
il governo centrale veneziano. Sarà soppresso, come altri enti non
aggiornatesi coi tempi, a metà ‘800. Nel XV sec. è funzionante in
Piove l'ospizio detto “Domus Dei”, dove ci si prende cura degli
orfani avviandoli allo studio. Esiste anche un piccolo ospedale dedicato
a S. Maria Maddalena, con una chiesetta. Queste attività caritative
assistenziali sono connesse con lo sviluppo delle confraternite laiche.
Già operanti quella di S.Martino del Cero (con sede presso il Duomo),
quella del Ss. Sacramento (o Corpus Domini), attestato nel 1326. Quelle
della Vergine, del Ss.Crocefisso, di S.Giuseppe e altre si svilupperanno
dopo il Concilio di Trento, soprattutto nel XVI sec, con declino sul
piano sociale e religioso nel ‘700. Napoleone farà sopravvivere solo
le più consone al nuovo clima intellettuale e rivoluzionario. Tra la
fine del ‘400 e la metà del ‘500 fioriscono nel Piovese numerose
istituzioni di ordini religiosi, in coincidenza con la riforma cattolica
e l'espansione di ordini religiosi veneziani. Nel 1545 il Consiglio
permette a sei monache di Venezia di fondare un Monastero della Ss.Concezione
nel quartiere di Santa Giustina. In poco tempo si accresce di molti
edifici e per la sua importanza si aggrega il Monastero dei Ss.Angeli
(del 1520), fuori porta. Qualche anno prima (1484) era stato fondato iI
Convento della Beata Vergine Maria dei Frati Minori Osservanti. La
chiesa superstite della Madonna delle Grazie custodisce ancor oggi una
“Madonna con Bambino” di Giovanni Bellini. Nel
1513 assistiamo all'ultima devastazione e saccheggio di Piove e delle
sue terre nel contesto della lotta tra Venezia e le truppe
dell'imperatore Massimiliano, che, scese dal Nord, tentano di occupare
il territorio italiano. Alla fine del 1515 si ha a Piove di Sacco il
canonicato del chierico Pietro Bembo ottenuto grazie alla sua fama e ai
buoni rapporti che Venezia voleva con Roma, ma a scapito della cura
d'anime, della Comunità piovese e del primo titolare Valerio Montecchio,
reintegrato poi nella prebenda ursurpata grazie a un intervento
riparatore dello stesso Bembo all'inizio dei 1519, quando i benefici
della Curia e i doni dei pontefice gli procurarono mezzi più che
sufficienti per la vita agiata della famiglia e della vecchiaia.
Con il dominio veneziano affluiscono a Piove i nuovi proprietari di
ville e soggiorni di campagna, le cui residenze verranno via via
inserite nel contesto urbano, alternandosi a numerosi palazzetti
borghesi e a più modesti edifici a schiera di due o tre piani abitati
da artigiani.
Nel 1547 è attestato l'interesse del Consiglio per l'Ospedale che era
diventato negli anni un luogo di ricovero e di assistenza dei poveri e
bisognosi, soprattutto piccoli, vedove e “novizie”. Si danno
ordinamenti circa il buon utilizzo delle entrate e il reggimento
dell'istituzione, attiva fino all’ ‘800. Nel 1576 muore a Pavia
dov'era nato (1501) Gerolamo Cardano, scienziato e inventore, che aveva
studiato medicina a Padova, esercitandola alcuni anni anche nel Piovese
intorno al 1540. Qualche decennio più tardi è attivo a Parigi Arrigo o
Enrico Caterino Davila (1576 - San Michele di Campagna, Verona, 1631
,storico italiano. Piovese di origini, trascorse la giovinezza in
Francia, dove partecipò alle guerre di religione. Tornato a Padova,
scrisse la “Historia delle guerre civili di Francia” (1630), in
quindici libri, dalla morte di Enrico Il al 1598, in cui analizza i
conflitti religiosi del suo tempo. Suo è anche un trattato di
filosofia, “Il teatro dei mondo”. Fra il 1565 e il 1576 la
Congregazione del Ss. Crocefisso edifica la propria chiesa (detta poi di
S. Francesco per la vicinanza del più importante monastero
francescano), tuttora superstite. E’ l'epoca del rinnovamento delle
Confraternite, secondo lo spirito dell'epoca, che vede fiorire la pietà
religiosa e l'opera caritativa. Una confraternita di S. Rocco ha un
proprio altare presso la chiesa di S.Giustina.
Nei quattro secoli di dominio veneziano la peste infierì sulla
popolazione più volte. Molto grave fu la pestilenza portata dalle navi
d'Oriente del 1576 e che colpì anche Padova e il padovano.
Più grave fu quella del 1631-32 (dieci volte la mortalità normale). Il
Consiglio decise di appellarsi alla Vergine promettendo una solenne
processione annua alla Madonna delle Grazie con un voto. Da allora, ogni
6 maggio, la città di Piove, riunita nelle sue componenti laica e
religiosa, celebra la Festa del Voto.
In linea coi tempi, nel 1672 presso la chiesa di S.Giustina (detta S.
Rocco) è costruito l'oratorio di S. Filippo Neri. Nel XVIII sec. viene
eretta la chiesetta di S. Anna. Nel 1708 (o 1712) muore iI francescano
Zaccaria Tevo, piovese, vissuto in conventi delle Marche e a Treviso.
Maestro di cappella, insegnò musica e scrisse un trattato “Musico
testore”. Era nato a Piove il 16 marzo del 1651.
La storia di Piove continua a subire le fortune della Repubblica
Veneziana fino alla caduta della Serenissima. Per quanto riguarda il
territorio per tutto il Settecento si susseguono interventi e progetti
per la sistemazione del Brenta e del Bacchiglione, che però non vanno
mai attuati per troppi interessi coinvolti e anche per le spese. Gli
eventi di fine secolo e successivi rallenteranno sempre l'esecuzione di
interventi generali. Il primo luglio 1797 l'ultimo podestà veneziano
lascia Piove, proclamata sede del nuovo governo centrale del padovano e
del Polesine. Si susseguono, con la logica delle armi, i governi
francese e austriaco fino al 1866 (plebiscito del 21-22 ottobre). I
Francesi aboliscono alcune tasse ma moltiplicano perquisizioni e razzie.
Provvedimenti impopolari come la soppressione di monasteri secolari e di
alcune feste religiose rendono mal tollerato questo governo, già in
difficoltà per la situazione disastrosa delle campagne. Vi si cerca di
provvedere con un generale catastico (entrato in vigore più tardi, nel
1846). Viene smantellata la proprietà ecclesiastica, favorendo la corsa
della borghesia all'acquisto delle terre della Chiesa all'asta. I
Francesi tentano anche l'avvio di riforme sanitarie e scolastiche.
Gli
austriaci rientrati definitivamente nel 1813 cercano di migliorare il
territorio con opere pubbliche, fra cui la sistemazione della strada per
Padova. Anche il centro di Piove cambia volto, con demolizioni, restauri
e selciatura delle vie ottenuta demolendo la Torre Rossi (1820) e quella
del Panico (1827). Dopo la breve pausa della insurrezione politica del
1848 (22 marzo) sotto gli auspici di Daniele Manin e Nicolò Tommaseo,
gli Austriaci inaspriscono la loro presenza. Cinque uomini, colti mentre
tentavano di fornire viveri ai Veneziani assediati, vengono passati per
le armi a Piove, in un campo (non ancora identificato), lungo la via che
conduce ad Arzerello (le salme saranno poi tumulate al Cimitero).
Carestie, epidemie, miseria caratterizzano la vita delle campagne di
questi decenni.
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