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Come risulta da antichi documenti, un sigillo, alcune scritture e atti,
fin dal XIV sec. la Podesteria di Piove di Sacco aveva per insegna la
figura di S.Martino a cavallo che dona parte del proprio mantello a un
povero ignudo.
Un documento del 1392 infatti reca un sigillo in cera con il Santo e nel
1397, in una rassegna di milizie Carraresi, gli uomini di Piove di Sacco
si presentano sotto un pennone bianco sul quale sono dipinte due ali
rosse (forse insegne personali dei da Carrara) ed in mezzo ad esse un
San Martino a cavallo nell'atto di cedere il mantello.
Le tre armi scolpite nella Torre Civica, di cui una reca la figura del
patrono, risalgono al 1415. Dello stesso periodo è il frammento
recuperato e conservato nell'attuale Sala Consiliare.
Non è comunque improbabile che Piove abbia assunto tale insegna fin dal
tempo dell'erezione della sua chiesa maggiore, il duomo di San Martino
(970-975). Nel corso dei secoli lo scudo subì lievi variazioni negli
smalti e nella posizione delle figure. L'abolizione dell'antico stemma
avvenne nel 1797 ad opera dei Francesi, in avversione alle memorie
feudali ed ecclesiastiche e alle autonomie locali legate alla
Serenissima (identica sorte del resto toccherà ai vari Leoni di S.
Marco sparsi nelle piazze e sulle mura delle città venete). Venne
allora introdotto un emblema rosso in cui erano raffigurate tre
melagrane, scudo gentilizio della famiglia Battaglia che aveva dato nel
1546-47 il podestà di Piove, Michele. Il frutto era molto in uso nel
Rinascimento come simbolo di fertilità e abbondanza. Con tale
significato, più laico e più gradito ai nuovi tempi viene dunque
introdotto il frutto del melograno nello stemma di Piove. Il simbolo
venne adottato ufficialmente dal Comune nel 1844, ora sotto il Governo
Austriaco, ed un decreto del Capo del Governo lo riconosceva in data 24
febbraio 1936 “di rosso a tre melagrane, al naturale gambute e
fogliate di verde, ordinate due-una” (sormontano dall'allora vigente
simbolo del Littorio). Il 12 maggio 1942 veniva concesso al Comune di
Piove di Sacco anche il gonfalone “di bianco bordato di rosso...”.
Solamente negli anni Cinquanta fu inoltrata la domanda per la
riassunzione dell'antica arma, che venne infatti riconosciuta in data 19
gennaio 1953: “sullo stemma troneggia la figura di San Martino (in
argento) a cavallo in modo da cedere parte del suo mantello ad un povero
ignudo, il tutto al naturale su pianura verde“ (Decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri). Il 26 agosto 1959 viene conferito a Piove il titolo di “città”.
Si adotta quindi un nuovo bozzetto sormontato dalla prescritta corona
d'oro. Non venne più emanato invece alcun provvedimento per il
gonfalone, per il quale rimaneva da definire la validità di quello del
1942 che aveva nel suo interno le tre melagrane, mentre dal 1958 il
Comune aveva fatto uso di un drappo interamente bianco contenente lo
stemma di antica spettanza. In risposta ad una nota dell'ente dei 6
marzo 1987, la Presidenza ribadiva che il Gonfalone bianco bordato di
rosso è compatibile con lo stemma riconosciuto nel 1953. Negli anni
‘80, in seguito alla lettura e restauro di antichi documenti
dell'Archivio Comunale, si recupera il titolo di Magnifica
Comunità di Piove di Sacco, in uso nei documenti ufficiali e
nelle relazioni con la Serenissima Repubblica, di Piove come di altre
città venete. Lo ricorda una targa all'ingresso della sala Consiliare
(“Sala della Magnifica...”), mentre la sala più piccola viene
chiamata “Sala dei melograni”.
(Rielaborazione
da G. Scarpitta, Araldica dei Comuni Padovani).
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