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La gente locale si schiera contro l'invasione dei Goti, contrastati da
Narsete grazie a Vitaliano, che entra in Padova e dal 555 al 601 avrà
il territorio piovese.
Dal
601 i Longobardi creano qui una colonia militare di alemanni o arimanni
a difesa dalle lagune (dove invece si erano sviluppati gli insediamenti
latini), e alle dirette dipendenze dei sovrani longobardi (636 Rotari).
Nell' VIII sec. Carlo Magno caccia i Longobardi e nel 774 i
Transalgardi, nobili franchi, hanno la Saccisica in dono. Un documento
dell'853 chiama un punto preciso di questa terra "Corte di
Sacco", cioè residenza di proprietà diretta del “fisco"
del re (Lodovico II); è la prima e primitiva indicazione di un centro
principale, identificabile nella frazione di Corte, che ha mantenuto il
titolo.
Nel
897, a dieci anni dalla fine dei dominio dei Carolingi, Berengario, Duca
del Friuli e Re d'Italia, per farsi amici i Padovani e il clero, dona
Corte al Vescovo Pietro di Padova, con tutte le terre come si usava e la
giudicatura civile. Da allora i vescovi di Padova terranno il titolo di
“conte di Sacco", divenuto poi "conte di Piove di
Sacco". Nel 898 col nome di Vico Sacco, dove esiste una chiesa
dedicata a S.Martino, si accenna esplicitamente per la prima volta anche
al futuro centro di Piove.
Nel 900 si ha l'ultima grande invasione di popolazioni dall'esterno, gli
Ungari, ai quali si deve la scomparsa di molte tracce della civiltà e
cultura medievale (bruciano, a Padova come in altre città, il duomo, la
sede vescovile, l'antica biblioteca e l'archivio). Nel 964 Gauslino
confermato vescovo da Ottone, fa fortificare il luogo, con fosse e
bastioni di terra (Piove di Sacco in seguito sarà chiamata
“castello” ma non avrà mai fortificazioni particolari, data la sua
vicinanza a Padova; in tal modo rimaneva un luogo di prima difesa della
città, senza diventare un potenziale pericolo per la supremazia
padovana). Piove in questo fine secolo acquista maggiore importanza e
nel 988 compare per la prima volta il nome, in latino, secondo l'uso
dell'epoca: Plebs Sacci, Pieve di Sacco.
Con il mille inizia l'epoca degli imperatori che governano attraverso i
loro rappresentanti, i vicari imperiali. Nel 1090 Enrico IV imperatore dà
al vescovo di Padova Milone, piena giurisdizione: l'importanza del
territorio ora è sottolineata dalla volontà di autorità e popolo di
erigere una nuova "Domus ecclesiae": si avvia infatti la
fabbrica del duomo, ampliamento di un preesistente edificio religioso,
terminato nel 1110 sotto il vecchio Pietro. Nel 1120 circa in Padova i
cittadini si tolgono dalla dipendenza dei vescovo e si costituiscono in
“libero” comune. Anche a Piove questa nuova situazione porta delle
conseguenze: viene dichiarato il Comune, amministrato tramite i marici o
marighi (sindaci) in stretto contatto con i gastaldi (la giunta) e con
un decano (il segretario): venivano eletti dai signori delle contrade
vicine o ville, ma il vescovo manteneva sempre le sue prerogative,
attraverso l'assenso alle votazioni espresse e l'amministrazione della
giustizia per mezzo dei Visdomini. Al vescovo vanno le tasse, in natura
(biade, carne, pesce), il vescovo tiene i processi in S.Martino, detti
“pIaciti” (generali per la festa del patrono, o semplici).
Sono di questo periodo la chiesetta di S.Maria dei Penitenti, detta
“la chiesuola”, eretta dai barcaioli presso l'antico duomo (e che
attesta la presenza della confraternita mariana dei Battuti: ad essa è
legata la lapide del 1334 e l'ancona di maestro Paolino da Venezia) e il
S.Nicolò, edificato presso il Fiumicello fuori Piove, sul luogo ove i
barcaioli riunivano le merci. In documenti del 1000 è gia attestata
anche la chiesa di S.Giustina.
Nel 1154 Barbarossa scende in Italia per restaurarvi i diritti
imperiali. A Padova spoglia dei diritti acquisiti il vescovo Giovanni.
Nel 1161 Piove passa direttamente all'imperatore, fino al 1176, cioè
fino alla sua sconfitta da parte della Lega Lombarda. I comuni, tra cui
Padova, allora alzano la testa ( 1175, primo podestà). Il vescovo
locale non vuole riconoscere la nuova situazione di forza dei Comuni,
usciti vincitori a Legnano e nel trattato di Custoza ( 1183) e si cerca
un paladino. Nel 1185 si raggiunge un compromesso: la giurisizione resta
al vescovo, ma la vicesignoria a Transalgardino. I rapporti con Piove
vengono confermati e stretti anche con opere pubbliche: è del 1205 la
costruzione della Strada Padova-Piove. Il rettilineo conferma la
funzione e il legame del centro della Saccisica con la città. Il XIII
secolo è un'epoca di grandi movimenti. Nel 1237 Ezzelino, amico
dell'imperatore Federico II, arriva a Padova, dove insedia Enrico Forzatè
a porre fine alla giurisdizione dei vescovi da allora privati del titolo
di Conte di Piove. Ansedisio, podestà di Padova per nomina di Ezzelino,
fortifica ulteriormente Piove contro la lega favorita dal papa per il
recupero della città. In occasione della crociata (di cui resta un
ricordo nella topomastica locale) Piove si dà al Legato pontificio
sotto il vessillo di Tiso da Camposampiero. Nel 1232 frattanto era morto
il beato Jacopo da Corte, francescano.
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