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Città di Piove di Sacco Padova Italia Italy - informazioni, cultura, servizi
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Medioevo
Età Comunale
I Da Carrara
Età Moderna
Età Contemporanea
Storia dello Stemma e del Gonfalone della Città' |
La storia di un paese si lega al proprio territorio, nel caso di Piove,
percorso da numerosi corsi d'acqua e vicino al mare. In queste terre le
antiche popolazioni locali (paleo) venete si fonderanno prima con la
civiltà romana (dal 49 a.C.), poi romano-barbarica e a poco a poco,
attraverso l'influenza di Padova, entreranno in rapporto con le altre
città venete, per confluire tutte, dal 1400 in poi, nel più grande corso
della storia di Venezia.
Il nome di una località ne indica in parte già la storia. Nel caso di
Piove di Sacco si risale a Pieve, quindi alla presenza di una chiesa, di
un'autorità e di una comunità, e a Sacco, nome che compare dall' VIII
sec. in poi e che indicherebbe in modo generico la zona o una gente
longobarda (Sachsen, secondo il Pinton).
Le vicende chiariranno meglio il nome e la sua funzione.
Questa parte della pianura infatti, per la sua natura di terra aperta
tra Patavium-Padua e la laguna (450, prima emigrazione padovana), si
presta a far da cuscinetto tra il mare e l'entroterra, compreso tra gli
antichi corsi di Brenta e Bacchiglione.
Medioevo
La gente locale si schiera contro
l'invasione dei Goti, contrastati da Narsete grazie a Vitaliano, che
entra in Padova e dal 555 al 601 avrà il territorio piovese.
Dal 601 i Longobardi creano qui una colonia militare di alemanni o
arimanni a difesa dalle lagune (dove invece si erano sviluppati gli
insediamenti latini), e alle dirette dipendenze dei sovrani longobardi
(636 Rotari).
Nell' VIII sec. Carlo Magno caccia i Longobardi e nel 774 i Transalgardi,
nobili franchi, hanno la Saccisica in dono. Un documento dell'853 chiama
un punto preciso di questa terra "Corte di Sacco", cioè residenza di
proprietà diretta del “fisco" del re (Lodovico II); è la prima e
primitiva indicazione di un centro principale, identificabile nella
frazione di Corte, che ha mantenuto il titolo.
Nel 897, a dieci anni dalla fine dei dominio dei Carolingi, Berengario,
Duca del Friuli e Re d'Italia, per farsi amici i Padovani e il clero,
dona Corte al Vescovo Pietro di Padova, con tutte le terre come si usava
e la giudicatura civile. Da allora i vescovi di Padova terranno il
titolo di “conte di Sacco", divenuto poi "conte di Piove di Sacco". Nel
898 col nome di Vico Sacco, dove esiste una chiesa dedicata a S.Martino,
si accenna esplicitamente per la prima volta anche al futuro centro di
Piove.
Nel 900 si ha l'ultima grande invasione di popolazioni dall'esterno, gli
Ungari, ai quali si deve la scomparsa di molte tracce della civiltà e
cultura medievale (bruciano, a Padova come in altre città, il duomo, la
sede vescovile, l'antica biblioteca e l'archivio). Nel 964 Gauslino
confermato vescovo da Ottone, fa fortificare il luogo, con fosse e
bastioni di terra (Piove di Sacco in seguito sarà chiamata “castello” ma
non avrà mai fortificazioni particolari, data la sua vicinanza a Padova;
in tal modo rimaneva un luogo di prima difesa della città, senza
diventare un potenziale pericolo per la supremazia padovana). Piove in
questo fine secolo acquista maggiore importanza e nel 988 compare per la
prima volta il nome, in latino, secondo l'uso dell'epoca: Plebs Sacci,
Pieve di Sacco.
Con il mille inizia l'epoca degli imperatori che governano attraverso i
loro rappresentanti, i vicari imperiali. Nel 1090 Enrico IV imperatore
dà al vescovo di Padova Milone, piena giurisdizione: l'importanza del
territorio ora è sottolineata dalla volontà di autorità e popolo di
erigere una nuova "Domus ecclesiae": si avvia infatti la fabbrica del
duomo, ampliamento di un preesistente edificio religioso, terminato nel
1110 sotto il vecchio Pietro. Nel 1120 circa in Padova i cittadini si
tolgono dalla dipendenza dei vescovo e si costituiscono in “libero”
comune. Anche a Piove questa nuova situazione porta delle conseguenze:
viene dichiarato il Comune, amministrato tramite i marici o marighi
(sindaci) in stretto contatto con i gastaldi (la giunta) e con un decano
(il segretario): venivano eletti dai signori delle contrade vicine o
ville, ma il vescovo manteneva sempre le sue prerogative, attraverso
l'assenso alle votazioni espresse e l'amministrazione della giustizia
per mezzo dei Visdomini. Al vescovo vanno le tasse, in natura (biade,
carne, pesce), il vescovo tiene i processi in S.Martino, detti “pIaciti”
(generali per la festa del patrono, o semplici).
Sono di questo periodo la chiesetta di S.Maria dei Penitenti, detta “la
chiesuola”, eretta dai barcaioli presso l'antico duomo (e che attesta la
presenza della confraternita mariana dei Battuti: ad essa è legata la
lapide del 1334 e l'ancona di maestro Paolino da Venezia) e il S.Nicolò,
edificato presso il Fiumicello fuori Piove, sul luogo ove i barcaioli
riunivano le merci. In documenti del 1000 è gia attestata anche la
chiesa di S.Giustina.
Nel 1154 Barbarossa scende in Italia per restaurarvi i diritti
imperiali. A Padova spoglia dei diritti acquisiti il vescovo Giovanni.
Nel 1161 Piove passa direttamente all'imperatore, fino al 1176, cioè
fino alla sua sconfitta da parte della Lega Lombarda. I comuni, tra cui
Padova, allora alzano la testa ( 1175, primo podestà). Il vescovo locale
non vuole riconoscere la nuova situazione di forza dei Comuni, usciti
vincitori a Legnano e nel trattato di Custoza ( 1183) e si cerca un
paladino. Nel 1185 si raggiunge un compromesso: la giurisizione resta al
vescovo, ma la vicesignoria a Transalgardino. I rapporti con Piove
vengono confermati e stretti anche con opere pubbliche: è del 1205 la
costruzione della Strada Padova-Piove. Il rettilineo conferma la
funzione e il legame del centro della Saccisica con la città. Il XIII
secolo è un'epoca di grandi movimenti. Nel 1237 Ezzelino, amico
dell'imperatore Federico II, arriva a Padova, dove insedia Enrico
Forzatè a porre fine alla giurisdizione dei vescovi da allora privati
del titolo di Conte di Piove. Ansedisio, podestà di Padova per nomina di
Ezzelino, fortifica ulteriormente Piove contro la lega favorita dal papa
per il recupero della città. In occasione della crociata (di cui resta
un ricordo nella topomastica locale) Piove si dà al Legato pontificio
sotto il vessillo di Tiso da Camposampiero. Nel 1232 frattanto era morto
il beato Jacopo da Corte, francescano.
Età Comunale
Nel 1256 Padova cadde nelle
mani dell'armata dei crocesegnati, le truppe della Lega. La città,
liberata dal tiranno, continuò ad eleggersi il podestà e cominciò a
dettarsi i propri Statuti. Nel 1276 anche Piove passa sotto il Comune o
Repubblica padovana, i consoli sono sostituiti dai podestà, che hanno
obbligo di residenza e la suprema magistratura esecutiva. Nel 1280 la
villa (oggi frazione) di Tognana viene unita al Comune di Piove. Nel
1289 Piove si regge a Statuti; eleggono il Sindaco duecento Consiglieri
(in genere i capi famiglia o capifocolare) della Comunità. Scompaiono i
servi della gleba, migliora l'agricoltura, viene vincolato il libero
commercio, controllati i prezzi e le imposte. Si scavano canali, si
mantengono strade e ponti, si prosciugano terreni paludosi.
La diversa posizione delle città venete di fronte alle istanze
imperiali, i rapporti con Padova che tentava di allargare la propria
egemonia sulle città vicine, il progressivo crescere della fortuna
veneziana, portano a indebolire la città, esponendone il territorio a
invasioni da parte dei vicini. Can Grande della Scala, grazie ai
vicentini, invade il padovano ( 1317) e lo saccheggia. E' iniziato un
periodo tormentato per queste terre e si parlerà per un secolo più di
milizie e di guerre che di agricoltura. Piove era già famosa da secoli
per la produzione di lino e lane, esportati anche tramite il commercio
fluviale. Nomi di località documentano l'esistenza di boschi e di
vegetazione incolta che si alternava a colture di cereali e vite.
I Da Carrara
I Padovani sono stanchi delle
divisioni e nominano un solo capitano generale del governo, Jacopo Da
Carrara, che nel 1319 chiama in aiuto truppe tedesche contro nuove mire
di Cane: il territorio a sud di Padova e quello di Piove subiscono il
saccheggio scaligero, ripetuto dieci anni dopo (il “castello” di Piove
si salva, ma non le terre attorno) nella guerra per la successione a
Jacopo. Morto nel frattempo Can Grande, Padova soffre l'azione di una
lega di veneziani e fiorentini timorosi dell'aumento della potenza
scaligera in Padova, grazie alla politica di Marsilio da Carrara: la
diplomazia di Pietro dè Rossi risolve in pacifica la minacciata
invasione (a ricordo, un quartiere di Piove si chiama oggi Borgo Rossi).
Con la sua entrata in Padova, la città ritorna in mano ai Carraresi
(sorgono intanto chiese e opere come la Cappella degli Scrovegni,
affrescata da Giotto in Padova).
Nel 1360 nasce a Piove Francesco Zabarella, cardinale, canonista,
studioso e umanista, docente di diritto canonico a Firenze, dove ebbe
discepolo Pier Paolo Vergerio il Vecchio. Tornò a Padova in veste di
docente allo Studio e disimpegnò missioni diplomatiche per i Carraresi.
Prese parte attivissima alla soluzione dello scisma d'Occidente, anche
con opere scritte e partecipazione diretta al Concilio di Costanza, dove
morì ( 1417).
Le sue dottrine, condannate dal S. Uffizio, risentono della teoria della
sovranità popolare di Marsilio da Padova e di Guglielmo d'Occam.
Nel 1359 Francesco da Carrara fa fortificare il territorio per timore
dell'aumentata forza dei veneziani, i quali tra l'altro non vedevano nei
Carraresi una politica di sicurezza per il loro espansionismo. Viene
scavato a fondo il fossato di Piove, alzate due torri (altre due in anni
seguenti). Nel 1372 si iniziano due fortini a Corte, una fossa da Corte
a Lova, mentre nel 1389 viene terminata la ristrutturazione del “castel
de Pieve de Sacco”, che dà a Piove la caratteristica forma quadrata
delle città fortificate, con tre porte fiancheggiate da torri, una a sud
detta di S.Giustina, l’altra ad est detta di S.Nicolò, la terza a
nord-ovest detta di S.Martino (ancor oggi si può cogliere, qua e là sul
piano e meglio dall'alto, il tracciato antico ma delle porte non vi è
più alcun segno; se ne possono vedere ricostruzioni ideali presso il
Municipio).
Le alleanze straniere (Ungheri) dei Carraresi permettono in un primo
tempo la vittoria contro Venezia; questa ha poi la meglio (riesce a
mettere i Turchi contro gli Ungheri) sicché Francesco resta solo e il
territorio padovano devastato dai veneziani. La pace seguita (e mediata
anche dal Petrarca) dura poco per una nuova alleanza carrarese (con
Genova) contro Venezia. Ma l’alleanza si scioglie e Francesco deve
ritirarsi a Treviso.
Il Maggior Consiglio dì Padova gli nomina successore Francesco Novello
(giugno 1388), che da solo deve ora fronteggiare le truppe milanesi dei
Visconti (alleatisi con Venezia) alla cui mercé è lasciato il
territorio. Gli abitanti della Saccisica, nonostante le nuove difese
militari approntate, devono abbandonare il territorio e rifugiarsi in
Padova. Novello è costretto a uscire dalla città e trattare una resa a
Milano. I padovani sembrano dimenticarsi dei Carraresi, ma poi, stanchi
dei Visconti, favoriranno il rientro di Francesco Novello. Da allora
seguono 14 anni di pace anche per il Piovese, durante i quali si ha il
restauro del Duomo (1403).
Venezia continua la sua politica di espansione; a salvaguardia della
terraferma dichiara guerra al suo naturale nemico, Padova, invadendone
il territorio (1404). Piove non si sottrae al saccheggio nonostante
l'intervento di Stefano da Carrara, figlio di Novello. Siamo oramai alle
ultime battute per la libertà di Padova. Nel 1405, Piove è occupata dal
Savello (al soldo di Venezia; siamo da tempo di fronte a truppe
mercenarie), abbandonata poi ancora ai Carraresi, difesa da Jacopo,
(Conte) da Panico o del Panico, fedele fino all'ultimo.
Ma la città maggiore, catturati i Carraresi, deve cedere a Venezia: nel
1406 un assassinio di stato pone fine alla dinastia carrarese, scomoda
presenza nelle carceri veneziane. In tal modo si inizia un periodo di
pace, che, salvo un conflitto all'inizio del 1500, durerà sino al 1797,
caduta della Serenissima Repubblica nelle mani dei Francesi. Da allora
Piove di Sacco ruoterà con Padova nell'orbita di Venezia, partecipando
ai momenti di successo, di sconfitta, di ascesa e di declino della città
di S. Marco.
Età Moderna
Nel 1483 Marin Sanudo il giovane
(1466-1536), bibliofilo e letterato, pubblica l’”Itinerario per la
terraferma veneta”, in cui descrive le strutture difensive di Piove
(“due man di fosse con l'acqua entro una d'esse”) e parla delle due
fiere di Piove: S. Martino e S. Nicolò. Trova molto misere le condizioni
della campagna, ovviamente non ancora risollevatasi dalla situazione
bellica precedente l'epoca veneziana.
Le modifiche attuate nel complesso sistema idrografico costituito dal
Bacchiglione e dal Brenta si ripercossero suI precario equilibrio della
laguna veneta, che basava la propria conservazione su uno stabile
rapporto fra le acque dolci e le acque salse e su un controllato volume
di torbide. Il “Magistrato alle acque” di Venezia fu l'istituzione che
costantemente sovrintese ai lavori necessari per preservare il bacino
lagunare dall'interramento; essi comportarono l'estromissione dalla
laguna delle foci dei fiumi, i quali videro così allungato in misura
consistente il proprio percorso. A metà del XV sec. si decise di far
sfociare il Brenta a Chioggia, ma tale operazione fu messa in atto solo
agli inizi del 1500; lo scavo del Brenton, passando per Corte, univa
Dolo a Conche: da qui il Brenta giungeva, insieme al Bacchiglione,
attraverso il Canale di Montalbano, fino a Chioggia. La laguna risentì
dell'eccessivo apporto di torbide, perciò i due corsi furono di nuovo
deviati e la foce spostata da Brondolo. Più che le strade, minacciate
sempre da scarsa manutenzione e dal maltempo, nella provincia saranno le
vie fluviali quelle privilegiate per gli spostamenti e soprattutto per
il commercio.
A partire dal Medioevo si costituirono cinque importanti associazioni di
barcaioli, due in Padova (S.Giovanni delle Navi e Ognissanti), a
Monselice, a Este (S.Nicolò) e Piove (S.Baseggio), questi esentati fin
dal 1005 da tributi che non fossero quelli dovuti per consuetudine al
Ducato veneziano (200 libbre di lino annue). Nasce anche un regolamento
detto “Mariègola (matricola, raccolta di disposizioni dal 1483 al 1747)
delli Barcaruoli de San Baseggio di Piove”. Vi si ricava tra l'altro la
notizia della istituzione nel 1483 del traghetto Piove-Venezia, che il
numero degli iscritti non doveva superare la ventina, che di volta in
volta venivano fissati dei limiti territoriali etc. Le acque dei fiumi,
durante i periodi di piena, continuarono a scaricare le proprie torbide
nella laguna di Venezia. Fu perciò scavato, tra i I 1603 e il 1611 il
Canale Novissimo, che doveva indirizzare queste e le acque del Muson
Vecchio (incanalato da Mirano) verso Brondolo. Simili opere ,provocando
un rialzamento delle piene con conseguenti rotte e alluvioni, misero in
seria difficoltà le popolazioni della terraferma. Lungo i tratti
superiori dei fiumi fu necessario rinforzare gli argini, o predisporre
bacini di invaso in cui le acque potessero trovare espansione nei
momenti di piena. Nel 1721 viene aperto alla navigazione dei barcaroli
di Piove il canale che congiunge Corte a Lova.
Nel XV sec. il centro abitato di Piove ha già una sua precisa
connotazione edilizia e nella piazza, oltre al Duomo risultano edificati
la Casa del Podestà, la Cancelleria, la Stazione del sale, il Fondaco e
il Dazio.
Alla fine del XV sec. nasce a Piove l'istituzione del Monte di Pietà
(1491). Lo concede il doge Agostino Barbarigo il 17 novembre in base a
una “supplica” del Consiglio. Siamo appena a trent'anni dal primo Monte
italiano e, sulla scia dell'entusiasmo suscitato dalla predicazione del
frate minore osservante Bernardino da Feltre in Padova, anche Piove si
dà questa istituzione per limitare l'usura. Tale banca avrà sempre
un'amministrazione difficile, su cui vigilerà e interverrà più volte il
governo centrale veneziano. Sarà soppresso, come altri enti non
aggiornatesi coi tempi, a metà ‘800. Nel XV sec. è funzionante in Piove
l'ospizio detto “Domus Dei”, dove ci si prende cura degli orfani
avviandoli allo studio. Esiste anche un piccolo ospedale dedicato a S.
Maria Maddalena, con una chiesetta. Queste attività caritative
assistenziali sono connesse con lo sviluppo delle confraternite laiche.
Già operanti quella di S.Martino del Cero (con sede presso il Duomo),
quella del Ss. Sacramento (o Corpus Domini), attestato nel 1326. Quelle
della Vergine, del Ss.Crocefisso, di S.Giuseppe e altre si svilupperanno
dopo il Concilio di Trento, soprattutto nel XVI sec, con declino sul
piano sociale e religioso nel ‘700. Napoleone farà sopravvivere solo le
più consone al nuovo clima intellettuale e rivoluzionario. Tra la fine
del ‘400 e la metà del ‘500 fioriscono nel Piovese numerose istituzioni
di ordini religiosi, in coincidenza con la riforma cattolica e
l'espansione di ordini religiosi veneziani. Nel 1545 il Consiglio
permette a sei monache di Venezia di fondare un Monastero della
Ss.Concezione nel quartiere di Santa Giustina. In poco tempo si accresce
di molti edifici e per la sua importanza si aggrega il Monastero dei
Ss.Angeli (del 1520), fuori porta. Qualche anno prima (1484) era stato
fondato iI Convento della Beata Vergine Maria dei Frati Minori
Osservanti. La chiesa superstite della Madonna delle Grazie custodisce
ancor oggi una “Madonna con Bambino” di Giovanni Bellini. Nel 1513
assistiamo all'ultima devastazione e saccheggio di Piove e delle sue
terre nel contesto della lotta tra Venezia e le truppe dell'imperatore
Massimiliano, che, scese dal Nord, tentano di occupare il territorio
italiano. Alla fine del 1515 si ha a Piove di Sacco il canonicato del
chierico Pietro Bembo ottenuto grazie alla sua fama e ai buoni rapporti
che Venezia voleva con Roma, ma a scapito della cura d'anime, della
Comunità piovese e del primo titolare Valerio Montecchio, reintegrato
poi nella prebenda ursurpata grazie a un intervento riparatore dello
stesso Bembo all'inizio dei 1519, quando i benefici della Curia e i doni
dei pontefice gli procurarono mezzi più che sufficienti per la vita
agiata della famiglia e della vecchiaia.
Con il dominio veneziano affluiscono a Piove i nuovi proprietari di
ville e soggiorni di campagna, le cui residenze verranno via via
inserite nel contesto urbano, alternandosi a numerosi palazzetti
borghesi e a più modesti edifici a schiera di due o tre piani abitati da
artigiani.
Nel 1547 è attestato l'interesse del Consiglio per l'Ospedale che era
diventato negli anni un luogo di ricovero e di assistenza dei poveri e
bisognosi, soprattutto piccoli, vedove e “novizie”. Si danno ordinamenti
circa il buon utilizzo delle entrate e il reggimento dell'istituzione,
attiva fino all’ ‘800. Nel 1576 muore a Pavia dov'era nato (1501)
Gerolamo Cardano, scienziato e inventore, che aveva studiato medicina a
Padova, esercitandola alcuni anni anche nel Piovese intorno al 1540.
Qualche decennio più tardi è attivo a Parigi Arrigo o Enrico Caterino
Davila (1576 - San Michele di Campagna, Verona, 1631 ,storico italiano.
Piovese di origini, trascorse la giovinezza in Francia, dove partecipò
alle guerre di religione. Tornato a Padova, scrisse la “Historia delle
guerre civili di Francia” (1630), in quindici libri, dalla morte di
Enrico Il al 1598, in cui analizza i conflitti religiosi del suo tempo.
Suo è anche un trattato di filosofia, “Il teatro dei mondo”. Fra il 1565
e il 1576 la Congregazione del Ss. Crocefisso edifica la propria chiesa
(detta poi di S. Francesco per la vicinanza del più importante monastero
francescano), tuttora superstite. E’ l'epoca del rinnovamento delle
Confraternite, secondo lo spirito dell'epoca, che vede fiorire la pietà
religiosa e l'opera caritativa. Una confraternita di S. Rocco ha un
proprio altare presso la chiesa di S.Giustina.
Nei quattro secoli di dominio veneziano la peste infierì sulla
popolazione più volte. Molto grave fu la pestilenza portata dalle navi
d'Oriente del 1576 e che colpì anche Padova e il padovano.
Più grave fu quella del 1631-32 (dieci volte la mortalità normale). Il
Consiglio decise di appellarsi alla Vergine promettendo una solenne
processione annua alla Madonna delle Grazie con un voto. Da allora, ogni
6 maggio, la città di Piove, riunita nelle sue componenti laica e
religiosa, celebra la Festa del Voto.
In linea coi tempi, nel 1672 presso la chiesa di S.Giustina (detta S.
Rocco) è costruito l'oratorio di S. Filippo Neri. Nel XVIII sec. viene
eretta la chiesetta di S. Anna. Nel 1708 (o 1712) muore iI francescano
Zaccaria Tevo, piovese, vissuto in conventi delle Marche e a Treviso.
Maestro di cappella, insegnò musica e scrisse un trattato “Musico
testore”. Era nato a Piove il 16 marzo del 1651.
La storia di Piove continua a subire le fortune della Repubblica
Veneziana fino alla caduta della Serenissima. Per quanto riguarda il
territorio per tutto il Settecento si susseguono interventi e progetti
per la sistemazione del Brenta e del Bacchiglione, che però non vanno
mai attuati per troppi interessi coinvolti e anche per le spese. Gli
eventi di fine secolo e successivi rallenteranno sempre l'esecuzione di
interventi generali. Il primo luglio 1797 l'ultimo podestà veneziano
lascia Piove, proclamata sede del nuovo governo centrale del padovano e
del Polesine. Si susseguono, con la logica delle armi, i governi
francese e austriaco fino al 1866 (plebiscito del 21-22 ottobre). I
Francesi aboliscono alcune tasse ma moltiplicano perquisizioni e razzie.
Provvedimenti impopolari come la soppressione di monasteri secolari e di
alcune feste religiose rendono mal tollerato questo governo, già in
difficoltà per la situazione disastrosa delle campagne. Vi si cerca di
provvedere con un generale catastico (entrato in vigore più tardi, nel
1846). Viene smantellata la proprietà ecclesiastica, favorendo la corsa
della borghesia all'acquisto delle terre della Chiesa all'asta. I
Francesi tentano anche l'avvio di riforme sanitarie e scolastiche.
Gli austriaci rientrati definitivamente nel 1813 cercano di migliorare
il territorio con opere pubbliche, fra cui la sistemazione della strada
per Padova. Anche il centro di Piove cambia volto, con demolizioni,
restauri e selciatura delle vie ottenuta demolendo la Torre Rossi (1820)
e quella del Panico (1827). Dopo la breve pausa della insurrezione
politica del 1848 (22 marzo) sotto gli auspici di Daniele Manin e Nicolò
Tommaseo, gli Austriaci inaspriscono la loro presenza. Cinque uomini,
colti mentre tentavano di fornire viveri ai Veneziani assediati, vengono
passati per le armi a Piove, in un campo (non ancora identificato),
lungo la via che conduce ad Arzerello (le salme saranno poi tumulate al
Cimitero). Carestie, epidemie, miseria caratterizzano la vita delle
campagne di questi decenni.
Età Contemporanea
Tra la fine del ‘700 e l'inizio
dell’ ‘800 si assiste alla soppressione e chiusura di monasteri e ordini
religiosi, anche in relazione al loro stato di degrado. Il 26 maggio
1801 con decreto vicereale viene soppressa “la fraglia (cioè fratàlea o
confraternita) dei battuti”. Il monastero della Ss.Concezione cessa di
esistere nel 1810. Quarant'anni prima era stato demolito il convento
della Beata Vergine Maria sul Fiumicello. Nel 1833 viene chiuso il
monastero benedettino, ormai occupato solo da monache, dei Ss. Vito e
Modesto. La grande chiesa di S. Francesco e l'omonimo Convento
francescano sono distrutti lo stesso anno. Diversa sorte tocca alla
chiesa di S. Giustina, restaurata nel 1839. Agli inizi del secolo era
stato demolito l'ospedale di S.Maria Maddalena. Più tardi il Comune,
nuovo proprietario, lo destinava a Cimitero comunale. Piove sarà dotata
di Ospedale civile nel 1857. Del resto tutto l'ottocento è un secolo di
grandi novità anche urbanistiche per Piove, dove si sistemano le strade
ma si abbattono quattordici edifici di epoca veneziana tra cui l'antico
Palazzo della Ragione sede della Podestaria, di epoca carrarese, per far
posto al nuovo Palazzo municipale, a cura dell'architetto Jappelli,
allora Ingegnere provinciale dell'Imperial regio Governo, e della Ditta
Pedrin di Padova ( 1819-21); la sua prima funzione sarà anche quella di
carcere e di Regia Pretura (oggi la piazzetta Vitaliana è intitolata
alla memoria di Matteotti). Per risolvere il problema delle acque,
frattanto, nel 1817 si era iniziata l'inalveazione del Brenta da Strà a
Corte, terminata solo nel 1858 in seguito a opposizioni e contrasti. Il
bacino di Chioggia già cominciava a soffrire l'espansione in laguna di
un ampio cono alluvionale. Le valli da pesca subirono un processo di
atrofizzazione con impoverimento del patrimonio ittico. Dopo la
disastrosa piena dei 1882, si iniziarono i lavori per la estromissione
della foce del Brenta dalla laguna, con lo spostamento da Conche a
Brondolo. I lavori terminarono nel 1895.
Nel 1862-63, per iniziativa di un gruppo di cittadini, in un clima di
rinascita del teatro veneziano e di fortuna della lirica, la città di
Piove si dota di un Teatro Filarmonico, con sipario del pittore piovese
Alessio Valerio, di qualche anno dopo, che riprende l'entrata delle
truppe di Vittorio Emanuele Il in Piove, il 14 luglio 1866. E' attivo
tra i due secoli un altro grande ritrattista e figurinista. Oreste da
Molin, le cui opere sono riunite in collezioni straniere (alcune si
trovano in Municipio, acquisite per donazione, deposito o acquisto
recente e costituiscono un primo passo per la futura collezione civica
d'arte moderna).
Siamo così alla Piove contemporanea che vede nascere le prime storie a
stampa e le ricerche erudite ( Pietro Pinton e Giuseppe Marcolin; Dante
Libertini è coautore della citata “Storia”, ma in realtà lavorò come
aiuto e alle dipendenze del primo).
Si continua il restauro di edifici religiosi. Nel 1861 viene
rimaneggiata la facciata della chiesa delle Grazie. Nel 1881 è di nuovo
restaurata S. Anna. Poco dopo è la volta della facciata di S. Francesco
e della chiesetta di S.Nicolò, dove si scoprono affreschi
quattrocenteschi. Nel 1890 il Comune, sul terreno dell'ex ospedale fa
costruire una nuova cappella in sostituzione dell'antica dedicata a
S.Maria Maddalena. Nel 1893 iniziano i lavori di abbattimento del
vecchio Duomo, affidati all'ing. Francesco Gasparini. L'opera di
ristrutturazione tocca altri edifici annessi, fra cui il “Paradiso”, la
sottostante sagrestia e la “chiesuola” della soppressa Fraglia dei
Penitenti, abbattuta nel 1906 (e riedificata nello stile del duomo
neogotico, nel 1911). Nel 1908 la chiesa è completata. Uno studio
contemporaneo del Marcolin (membro della direzione diocesana dell'Azione
Cattolica) documenta le varie fasi dei lavori e la disposizione degli
edifici precedenti. La Santa Sede in memoria dell'antica Collegiata,
eleva il duomo a chiesa abbaziale, con il titolo di abate mitrato per
l'arciprete parroco e successori.
Con l'Unità d'Italia le speranze di libertà e di miglioramento delle
condizioni economiche caddero quasi subito sotto l'urto di gravami
fiscali riesumati, mentre la situazione di salariati e braccianti
peggiorava, favorendo prima l'adesione al movimento anarchico libertario
della Bassa padovana (“la boje”) e poi l'emigrazione verso le Americhe.
Nel XX secolo cambia a poco a poco l'economia e la tipologia abitativa
delle campagne nel Veneto. Anche a Piove i casoni, dimora caratteristica
dei contadini veneti, sono abbattuti, abbandonati o sostituiti. I vecchi
“piagni”(passaggi “pedanei”, pedonali, sull'acqua) cedono il passo a più
sicuri ponticelli in muratura o cemento. Si consolidano le difese contro
le piene e si rende più agevole la navigazione nel Naviglio Brenta e nel
Novissimo. Negli anni Trenta Piove viene collegata per ferrovia a
Venezia (già nel 1890 Piove era stata collegata con Padova). Dopo la
seconda guerra l'economia da agricola si fa sempre più industriale,
soprattutto dal ‘60 in poi. Viene costituito nel 1968 il Consorzio per
lo sviluppo del piovese, cui partecipano oltre a Piove, i Comuni di
Arzergrande, Brugine, Codevigo, Correzzola, Legnaro, Polverara,
Pontelongo e S.Angelo di Piove (toltosi poi nel 1989), la Camera di
Commercio (uscita nel 1975) e la Provincia di Padova, finalizzato allo
studio e all'attuazione di una zona industriale. Con la legge reg. 80,
nel 1975 assume la funzione di Comprensorio. Tra i servizi erogati, si
segnala anche quello Io della rete di biblioteche tramite il “Sistema
bibliotecario del piovese”, dove ha sede un Centro di documentazione
sulla storia della Saccisica e una biblioteca cui si accede tramite le
biblioteche dei Comuni aderenti.
Agli inizi degli anni ‘60 nasce anche il Consorzio Acquedotto Valli
Piovese, per assicurare il rifornimento idrico alla popolazione. Sino
allora solo Piove e Pontelongo avevano delle strutture di buon livello,
mentre Arzergrande, Correzzola e Cona erano agli inizi. All'accordo si
unirono anche Codevigo, Sant'Angelo, Legnaro, Brugine, Polverara e
Correzzola, portando l'ente, anche grazie ai finanziamenti comunitari,
alle attuali dimensioni di 900 km di condotte, per quasi tutti i 58 mila
abitanti del Piovese, con un consumo di 220 litri al secondo, di cui 150
erogati dalla Centrale di Boscochiaro (che attinge dall'Adige e 70 dall'Amag
di Padova (dal 1980).
Attualmente Piove ha circa 18.000 abitanti. Ospita due mercati
settimanali ed è sede di vari servizi: Pretura, Vigili del fuoco,
Carabinieri, Polizia stradale, Guardia di finanza, Presidio Ospedaliero
dell'ULSS 23, Distretto sanitario con servizi sanitari e socio-sanitari,
cui si aggiungono i vari servizi dei Comune (amministrativi, sociali,
culturali, tecnici di vigilanza), sei sportelli bancari, una Casa di
riposo per anziani, la Direzione didattica statale e attrezzature
sportive. Tra i servizi comunali, aggiornati secondo le esigenze della
popolazione, si è qualificata in questo ultimo decennio la Biblioteca,
presso il Centro Piovese d'Arte e Cultura.
Storia dello Stemma e del Gonfalone della Città'
Come risulta da antichi documenti,
un sigillo, alcune scritture e atti, fin dal XIV sec. la Podesteria di
Piove di Sacco aveva per insegna la figura di S.Martino a cavallo che
dona parte del proprio mantello a un povero ignudo.
Un documento del 1392 infatti reca un sigillo in cera con il Santo e nel
1397, in una rassegna di milizie Carraresi, gli uomini di Piove di Sacco
si presentano sotto un pennone bianco sul quale sono dipinte due ali
rosse (forse insegne personali dei da Carrara) ed in mezzo ad esse un
San Martino a cavallo nell'atto di cedere il mantello.
Le tre armi scolpite nella Torre Civica, di cui una reca la figura del
patrono, risalgono al 1415. Dello stesso periodo è il frammento
recuperato e conservato nell'attuale Sala Consiliare.
Non è comunque improbabile che Piove abbia assunto tale insegna fin dal
tempo dell'erezione della sua chiesa maggiore, il duomo di San Martino
(970-975). Nel corso dei secoli lo scudo subì lievi variazioni negli
smalti e nella posizione delle figure. L'abolizione dell'antico stemma
avvenne nel 1797 ad opera dei Francesi, in avversione alle memorie
feudali ed ecclesiastiche e alle autonomie locali legate alla
Serenissima (identica sorte del resto toccherà ai vari Leoni di S. Marco
sparsi nelle piazze e sulle mura delle città venete). Venne allora
introdotto un emblema rosso in cui erano raffigurate tre melagrane,
scudo gentilizio della famiglia Battaglia che aveva dato nel 1546-47 il
podestà di Piove, Michele. Il frutto era molto in uso nel Rinascimento
come simbolo di fertilità e abbondanza. Con tale significato, più laico
e più gradito ai nuovi tempi viene dunque introdotto il frutto del
melograno nello stemma di Piove. Il simbolo venne adottato ufficialmente
dal Comune nel 1844, ora sotto il Governo Austriaco, ed un decreto del
Capo del Governo lo riconosceva in data 24 febbraio 1936 “di rosso a tre
melagrane, al naturale gambute e fogliate di verde, ordinate due-una”
(sormontano dall'allora vigente simbolo del Littorio). Il 12 maggio 1942
veniva concesso al Comune di Piove di Sacco anche il gonfalone “di
bianco bordato di rosso...”.
Solamente negli anni Cinquanta fu inoltrata la domanda per la
riassunzione dell'antica arma, che venne infatti riconosciuta in data 19
gennaio 1953: “sullo stemma troneggia la figura di San Martino (in
argento) a cavallo in modo da cedere parte del suo mantello ad un povero
ignudo, il tutto al naturale su pianura verde“ (Decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri). Il 26 agosto 1959 viene conferito a Piove
il titolo di “città”.
Si adotta quindi un nuovo bozzetto sormontato dalla prescritta corona
d'oro. Non venne più emanato invece alcun provvedimento per il
gonfalone, per il quale rimaneva da definire la validità di quello del
1942 che aveva nel suo interno le tre melagrane, mentre dal 1958 il
Comune aveva fatto uso di un drappo interamente bianco contenente lo
stemma di antica spettanza. In risposta ad una nota dell'ente dei 6
marzo 1987, la Presidenza ribadiva che il Gonfalone bianco bordato di
rosso è compatibile con lo stemma riconosciuto nel 1953. Negli anni ‘80,
in seguito alla lettura e restauro di antichi documenti dell'Archivio
Comunale, si recupera il titolo di Magnifica Comunità di Piove di Sacco,
in uso nei documenti ufficiali e nelle relazioni con la Serenissima
Repubblica, di Piove come di altre città venete. Lo ricorda una targa
all'ingresso della sala Consiliare (“Sala della Magnifica...”), mentre
la sala più piccola viene chiamata “Sala dei melograni”.
Bibliografia e fonti.
Pietro Pinton, La città della Pieve de’ Saccensi. Nome, grado e stemma
di Piove di Sacco, Roma 1893. (Fondamentale per ogni nuova indagine il
citato Codice diplomatico saccense, Roma 1895; ristampa anastatica a
cura del Sistema Bibliotecario del Piovese, e di un comitato composto da
Claudio Grandis, Donato Gallo e altri, presso Zielo. Este 1990).
Giuseppe Marcolin - Dante Libertini, Storia popolare di Piove di Sacco,
1891 (Padova, Marsilio, 1966, ristampa).
Paolo Tieto, Il Duomo di Piove di Sacco. Noventa Padovana, 1976.
Girolama Borella, Daniela Borgato, Maria Caterina Lovison, Roberto
Marcato, Piove di Sacco. Quaderno d’immagini segni e percorsi, Piove di
Sacco, Cassa Rurale ed artigiana di Piove di Sacco, 1984.
Caterina Secco, Andrea Pase, Storia del Brenta ( ... ), in “Acque”,
periodico semestrale del Consorzio Acquedotto Valli Piovese, n. 1 (dic.
1989), pp. 18-20 (e altri articoli di Enrico Silvestri o redazionali).
Claudio Grandis, I Barcaioli del Piovese, in “Acque”, n.2, pp.26-27.
Viviana Ranzato, Una storia di Piove, parte III, IV e V, in “Piove
paese”, 15.12.1990, 22.12.1990 e 5.1.1991.
Alberto Paolo Torri, Stemmi comunali e provinciali, Piove di Sacco, in
“Nuova Rassegna” 1962, n.5, p. 697.
Gli studi del Pinton, di Paolo Tieto e altri, compaiono in una più
estesa bibliografia in corso di stampa. Qui sono citati solo quelli
direttamente utilizzati per la breve sintesi. Meglio Piove di Sacco,
Piove di Sacco, Comune; 3P, Padova, 1991 (ultima guida pubblicata).
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