Città di Piove di Sacco Padova Italia Italy - informazioni, cultura, servizi

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Città di Piove di Sacco Padova Italia Italy - informazioni, cultura, servizi

tintero

 
 
Medioevo
Età Comunale
I
Da Carrara
E
tà Moderna
Età Contemporanea
Storia dello Stemma e del Gonfalone della Città'
La storia di un paese si lega al proprio territorio, nel caso di Piove, percorso da numerosi corsi d'acqua e vicino al mare. In queste terre le antiche popolazioni locali (paleo) venete si fonderanno prima con la civiltà romana (dal 49 a.C.), poi romano-barbarica e a poco a poco, attraverso l'influenza di Padova, entreranno in rapporto con le altre città venete, per confluire tutte, dal 1400 in poi, nel più grande corso della storia di Venezia.
Il nome di una località ne indica in parte già la storia. Nel caso di Piove di Sacco si risale a Pieve, quindi alla presenza di una chiesa, di un'autorità e di una comunità, e a Sacco, nome che compare dall' VIII sec. in poi e che indicherebbe in modo generico la zona o una gente longobarda (Sachsen, secondo il Pinton).
Le vicende chiariranno meglio il nome e la sua funzione.
Questa parte della pianura infatti, per la sua natura di terra aperta tra Patavium-Padua e la laguna (450, prima emigrazione padovana), si presta a far da cuscinetto tra il mare e l'entroterra, compreso tra gli antichi corsi di Brenta e Bacchiglione.

 
Medioevo
La gente locale si schiera contro l'invasione dei Goti, contrastati da Narsete grazie a Vitaliano, che entra in Padova e dal 555 al 601 avrà il territorio piovese.
Dal 601 i Longobardi creano qui una colonia militare di alemanni o arimanni a difesa dalle lagune (dove invece si erano sviluppati gli insediamenti latini), e alle dirette dipendenze dei sovrani longobardi (636 Rotari).
Nell' VIII sec. Carlo Magno caccia i Longobardi e nel 774 i Transalgardi, nobili franchi, hanno la Saccisica in dono. Un documento dell'853 chiama un punto preciso di questa terra "Corte di Sacco", cioè residenza di proprietà diretta del “fisco" del re (Lodovico II); è la prima e primitiva indicazione di un centro principale, identificabile nella frazione di Corte, che ha mantenuto il titolo.
Nel 897, a dieci anni dalla fine dei dominio dei Carolingi, Berengario, Duca del Friuli e Re d'Italia, per farsi amici i Padovani e il clero, dona Corte al Vescovo Pietro di Padova, con tutte le terre come si usava e la giudicatura civile. Da allora i vescovi di Padova terranno il titolo di “conte di Sacco", divenuto poi "conte di Piove di Sacco". Nel 898 col nome di Vico Sacco, dove esiste una chiesa dedicata a S.Martino, si accenna esplicitamente per la prima volta anche al futuro centro di Piove.
Nel 900 si ha l'ultima grande invasione di popolazioni dall'esterno, gli Ungari, ai quali si deve la scomparsa di molte tracce della civiltà e cultura medievale (bruciano, a Padova come in altre città, il duomo, la sede vescovile, l'antica biblioteca e l'archivio). Nel 964 Gauslino confermato vescovo da Ottone, fa fortificare il luogo, con fosse e bastioni di terra (Piove di Sacco in seguito sarà chiamata “castello” ma non avrà mai fortificazioni particolari, data la sua vicinanza a Padova; in tal modo rimaneva un luogo di prima difesa della città, senza diventare un potenziale pericolo per la supremazia padovana). Piove in questo fine secolo acquista maggiore importanza e nel 988 compare per la prima volta il nome, in latino, secondo l'uso dell'epoca: Plebs Sacci, Pieve di Sacco.
Con il mille inizia l'epoca degli imperatori che governano attraverso i loro rappresentanti, i vicari imperiali. Nel 1090 Enrico IV imperatore dà al vescovo di Padova Milone, piena giurisdizione: l'importanza del territorio ora è sottolineata dalla volontà di autorità e popolo di erigere una nuova "Domus ecclesiae": si avvia infatti la fabbrica del duomo, ampliamento di un preesistente edificio religioso, terminato nel 1110 sotto il vecchio Pietro. Nel 1120 circa in Padova i cittadini si tolgono dalla dipendenza dei vescovo e si costituiscono in “libero” comune. Anche a Piove questa nuova situazione porta delle conseguenze: viene dichiarato il Comune, amministrato tramite i marici o marighi (sindaci) in stretto contatto con i gastaldi (la giunta) e con un decano (il segretario): venivano eletti dai signori delle contrade vicine o ville, ma il vescovo manteneva sempre le sue prerogative, attraverso l'assenso alle votazioni espresse e l'amministrazione della giustizia per mezzo dei Visdomini. Al vescovo vanno le tasse, in natura (biade, carne, pesce), il vescovo tiene i processi in S.Martino, detti “pIaciti” (generali per la festa del patrono, o semplici).
Sono di questo periodo la chiesetta di S.Maria dei Penitenti, detta “la chiesuola”, eretta dai barcaioli presso l'antico duomo (e che attesta la presenza della confraternita mariana dei Battuti: ad essa è legata la lapide del 1334 e l'ancona di maestro Paolino da Venezia) e il S.Nicolò, edificato presso il Fiumicello fuori Piove, sul luogo ove i barcaioli riunivano le merci. In documenti del 1000 è gia attestata anche la chiesa di S.Giustina.
Nel 1154 Barbarossa scende in Italia per restaurarvi i diritti imperiali. A Padova spoglia dei diritti acquisiti il vescovo Giovanni. Nel 1161 Piove passa direttamente all'imperatore, fino al 1176, cioè fino alla sua sconfitta da parte della Lega Lombarda. I comuni, tra cui Padova, allora alzano la testa ( 1175, primo podestà). Il vescovo locale non vuole riconoscere la nuova situazione di forza dei Comuni, usciti vincitori a Legnano e nel trattato di Custoza ( 1183) e si cerca un paladino. Nel 1185 si raggiunge un compromesso: la giurisizione resta al vescovo, ma la vicesignoria a Transalgardino. I rapporti con Piove vengono confermati e stretti anche con opere pubbliche: è del 1205 la costruzione della Strada Padova-Piove. Il rettilineo conferma la funzione e il legame del centro della Saccisica con la città. Il XIII secolo è un'epoca di grandi movimenti. Nel 1237 Ezzelino, amico dell'imperatore Federico II, arriva a Padova, dove insedia Enrico Forzatè a porre fine alla giurisdizione dei vescovi da allora privati del titolo di Conte di Piove. Ansedisio, podestà di Padova per nomina di Ezzelino, fortifica ulteriormente Piove contro la lega favorita dal papa per il recupero della città. In occasione della crociata (di cui resta un ricordo nella topomastica locale) Piove si dà al Legato pontificio sotto il vessillo di Tiso da Camposampiero. Nel 1232 frattanto era morto il beato Jacopo da Corte, francescano.

 
Età Comunale
Nel 1256 Padova cadde nelle mani dell'armata dei crocesegnati, le truppe della Lega. La città, liberata dal tiranno, continuò ad eleggersi il podestà e cominciò a dettarsi i propri Statuti. Nel 1276 anche Piove passa sotto il Comune o Repubblica padovana, i consoli sono sostituiti dai podestà, che hanno obbligo di residenza e la suprema magistratura esecutiva. Nel 1280 la villa (oggi frazione) di Tognana viene unita al Comune di Piove. Nel 1289 Piove si regge a Statuti; eleggono il Sindaco duecento Consiglieri (in genere i capi famiglia o capifocolare) della Comunità. Scompaiono i servi della gleba, migliora l'agricoltura, viene vincolato il libero commercio, controllati i prezzi e le imposte. Si scavano canali, si mantengono strade e ponti, si prosciugano terreni paludosi.
La diversa posizione delle città venete di fronte alle istanze imperiali, i rapporti con Padova che tentava di allargare la propria egemonia sulle città vicine, il progressivo crescere della fortuna veneziana, portano a indebolire la città, esponendone il territorio a invasioni da parte dei vicini. Can Grande della Scala, grazie ai vicentini, invade il padovano ( 1317) e lo saccheggia. E' iniziato un periodo tormentato per queste terre e si parlerà per un secolo più di milizie e di guerre che di agricoltura. Piove era già famosa da secoli per la produzione di lino e lane, esportati anche tramite il commercio fluviale. Nomi di località documentano l'esistenza di boschi e di vegetazione incolta che si alternava a colture di cereali e vite.

 
I Da Carrara
I Padovani sono stanchi delle divisioni e nominano un solo capitano generale del governo, Jacopo Da Carrara, che nel 1319 chiama in aiuto truppe tedesche contro nuove mire di Cane: il territorio a sud di Padova e quello di Piove subiscono il saccheggio scaligero, ripetuto dieci anni dopo (il “castello” di Piove si salva, ma non le terre attorno) nella guerra per la successione a Jacopo. Morto nel frattempo Can Grande, Padova soffre l'azione di una lega di veneziani e fiorentini timorosi dell'aumento della potenza scaligera in Padova, grazie alla politica di Marsilio da Carrara: la diplomazia di Pietro dè Rossi risolve in pacifica la minacciata invasione (a ricordo, un quartiere di Piove si chiama oggi Borgo Rossi). Con la sua entrata in Padova, la città ritorna in mano ai Carraresi (sorgono intanto chiese e opere come la Cappella degli Scrovegni, affrescata da Giotto in Padova).
Nel 1360 nasce a Piove Francesco Zabarella, cardinale, canonista, studioso e umanista, docente di diritto canonico a Firenze, dove ebbe discepolo Pier Paolo Vergerio il Vecchio. Tornò a Padova in veste di docente allo Studio e disimpegnò missioni diplomatiche per i Carraresi. Prese parte attivissima alla soluzione dello scisma d'Occidente, anche con opere scritte e partecipazione diretta al Concilio di Costanza, dove morì ( 1417).
Le sue dottrine, condannate dal S. Uffizio, risentono della teoria della sovranità popolare di Marsilio da Padova e di Guglielmo d'Occam.
Nel 1359 Francesco da Carrara fa fortificare il territorio per timore dell'aumentata forza dei veneziani, i quali tra l'altro non vedevano nei Carraresi una politica di sicurezza per il loro espansionismo. Viene scavato a fondo il fossato di Piove, alzate due torri (altre due in anni seguenti). Nel 1372 si iniziano due fortini a Corte, una fossa da Corte a Lova, mentre nel 1389 viene terminata la ristrutturazione del “castel de Pieve de Sacco”, che dà a Piove la caratteristica forma quadrata delle città fortificate, con tre porte fiancheggiate da torri, una a sud detta di S.Giustina, l’altra ad est detta di S.Nicolò, la terza a nord-ovest detta di S.Martino (ancor oggi si può cogliere, qua e là sul piano e meglio dall'alto, il tracciato antico ma delle porte non vi è più alcun segno; se ne possono vedere ricostruzioni ideali presso il Municipio).
Le alleanze straniere (Ungheri) dei Carraresi permettono in un primo tempo la vittoria contro Venezia; questa ha poi la meglio (riesce a mettere i Turchi contro gli Ungheri) sicché Francesco resta solo e il territorio padovano devastato dai veneziani. La pace seguita (e mediata anche dal Petrarca) dura poco per una nuova alleanza carrarese (con Genova) contro Venezia. Ma l’alleanza si scioglie e Francesco deve ritirarsi a Treviso.
Il Maggior Consiglio dì Padova gli nomina successore Francesco Novello (giugno 1388), che da solo deve ora fronteggiare le truppe milanesi dei Visconti (alleatisi con Venezia) alla cui mercé è lasciato il territorio. Gli abitanti della Saccisica, nonostante le nuove difese militari approntate, devono abbandonare il territorio e rifugiarsi in Padova. Novello è costretto a uscire dalla città e trattare una resa a Milano. I padovani sembrano dimenticarsi dei Carraresi, ma poi, stanchi dei Visconti, favoriranno il rientro di Francesco Novello. Da allora seguono 14 anni di pace anche per il Piovese, durante i quali si ha il restauro del Duomo (1403).
Venezia continua la sua politica di espansione; a salvaguardia della terraferma dichiara guerra al suo naturale nemico, Padova, invadendone il territorio (1404). Piove non si sottrae al saccheggio nonostante l'intervento di Stefano da Carrara, figlio di Novello. Siamo oramai alle ultime battute per la libertà di Padova. Nel 1405, Piove è occupata dal Savello (al soldo di Venezia; siamo da tempo di fronte a truppe mercenarie), abbandonata poi ancora ai Carraresi, difesa da Jacopo, (Conte) da Panico o del Panico, fedele fino all'ultimo.
Ma la città maggiore, catturati i Carraresi, deve cedere a Venezia: nel 1406 un assassinio di stato pone fine alla dinastia carrarese, scomoda presenza nelle carceri veneziane. In tal modo si inizia un periodo di pace, che, salvo un conflitto all'inizio del 1500, durerà sino al 1797, caduta della Serenissima Repubblica nelle mani dei Francesi. Da allora Piove di Sacco ruoterà con Padova nell'orbita di Venezia, partecipando ai momenti di successo, di sconfitta, di ascesa e di declino della città di S. Marco.



Età Moderna

Nel 1483 Marin Sanudo il giovane (1466-1536), bibliofilo e letterato, pubblica l’”Itinerario per la terraferma veneta”, in cui descrive le strutture difensive di Piove (“due man di fosse con l'acqua entro una d'esse”) e parla delle due fiere di Piove: S. Martino e S. Nicolò. Trova molto misere le condizioni della campagna, ovviamente non ancora risollevatasi dalla situazione bellica precedente l'epoca veneziana.
Le modifiche attuate nel complesso sistema idrografico costituito dal Bacchiglione e dal Brenta si ripercossero suI precario equilibrio della laguna veneta, che basava la propria conservazione su uno stabile rapporto fra le acque dolci e le acque salse e su un controllato volume di torbide. Il “Magistrato alle acque” di Venezia fu l'istituzione che costantemente sovrintese ai lavori necessari per preservare il bacino lagunare dall'interramento; essi comportarono l'estromissione dalla laguna delle foci dei fiumi, i quali videro così allungato in misura consistente il proprio percorso. A metà del XV sec. si decise di far sfociare il Brenta a Chioggia, ma tale operazione fu messa in atto solo agli inizi del 1500; lo scavo del Brenton, passando per Corte, univa Dolo a Conche: da qui il Brenta giungeva, insieme al Bacchiglione, attraverso il Canale di Montalbano, fino a Chioggia. La laguna risentì dell'eccessivo apporto di torbide, perciò i due corsi furono di nuovo deviati e la foce spostata da Brondolo. Più che le strade, minacciate sempre da scarsa manutenzione e dal maltempo, nella provincia saranno le vie fluviali quelle privilegiate per gli spostamenti e soprattutto per il commercio.
A partire dal Medioevo si costituirono cinque importanti associazioni di barcaioli, due in Padova (S.Giovanni delle Navi e Ognissanti), a Monselice, a Este (S.Nicolò) e Piove (S.Baseggio), questi esentati fin dal 1005 da tributi che non fossero quelli dovuti per consuetudine al Ducato veneziano (200 libbre di lino annue). Nasce anche un regolamento detto “Mariègola (matricola, raccolta di disposizioni dal 1483 al 1747) delli Barcaruoli de San Baseggio di Piove”. Vi si ricava tra l'altro la notizia della istituzione nel 1483 del traghetto Piove-Venezia, che il numero degli iscritti non doveva superare la ventina, che di volta in volta venivano fissati dei limiti territoriali etc. Le acque dei fiumi, durante i periodi di piena, continuarono a scaricare le proprie torbide nella laguna di Venezia. Fu perciò scavato, tra i I 1603 e il 1611 il Canale Novissimo, che doveva indirizzare queste e le acque del Muson Vecchio (incanalato da Mirano) verso Brondolo. Simili opere ,provocando un rialzamento delle piene con conseguenti rotte e alluvioni, misero in seria difficoltà le popolazioni della terraferma. Lungo i tratti superiori dei fiumi fu necessario rinforzare gli argini, o predisporre bacini di invaso in cui le acque potessero trovare espansione nei momenti di piena. Nel 1721 viene aperto alla navigazione dei barcaroli di Piove il canale che congiunge Corte a Lova.
Nel XV sec. il centro abitato di Piove ha già una sua precisa connotazione edilizia e nella piazza, oltre al Duomo risultano edificati la Casa del Podestà, la Cancelleria, la Stazione del sale, il Fondaco e il Dazio.
Alla fine del XV sec. nasce a Piove l'istituzione del Monte di Pietà (1491). Lo concede il doge Agostino Barbarigo il 17 novembre in base a una “supplica” del Consiglio. Siamo appena a trent'anni dal primo Monte italiano e, sulla scia dell'entusiasmo suscitato dalla predicazione del frate minore osservante Bernardino da Feltre in Padova, anche Piove si dà questa istituzione per limitare l'usura. Tale banca avrà sempre un'amministrazione difficile, su cui vigilerà e interverrà più volte il governo centrale veneziano. Sarà soppresso, come altri enti non aggiornatesi coi tempi, a metà ‘800. Nel XV sec. è funzionante in Piove l'ospizio detto “Domus Dei”, dove ci si prende cura degli orfani avviandoli allo studio. Esiste anche un piccolo ospedale dedicato a S. Maria Maddalena, con una chiesetta. Queste attività caritative assistenziali sono connesse con lo sviluppo delle confraternite laiche. Già operanti quella di S.Martino del Cero (con sede presso il Duomo), quella del Ss. Sacramento (o Corpus Domini), attestato nel 1326. Quelle della Vergine, del Ss.Crocefisso, di S.Giuseppe e altre si svilupperanno dopo il Concilio di Trento, soprattutto nel XVI sec, con declino sul piano sociale e religioso nel ‘700. Napoleone farà sopravvivere solo le più consone al nuovo clima intellettuale e rivoluzionario. Tra la fine del ‘400 e la metà del ‘500 fioriscono nel Piovese numerose istituzioni di ordini religiosi, in coincidenza con la riforma cattolica e l'espansione di ordini religiosi veneziani. Nel 1545 il Consiglio permette a sei monache di Venezia di fondare un Monastero della Ss.Concezione nel quartiere di Santa Giustina. In poco tempo si accresce di molti edifici e per la sua importanza si aggrega il Monastero dei Ss.Angeli (del 1520), fuori porta. Qualche anno prima (1484) era stato fondato iI Convento della Beata Vergine Maria dei Frati Minori Osservanti. La chiesa superstite della Madonna delle Grazie custodisce ancor oggi una “Madonna con Bambino” di Giovanni Bellini. Nel 1513 assistiamo all'ultima devastazione e saccheggio di Piove e delle sue terre nel contesto della lotta tra Venezia e le truppe dell'imperatore Massimiliano, che, scese dal Nord, tentano di occupare il territorio italiano. Alla fine del 1515 si ha a Piove di Sacco il canonicato del chierico Pietro Bembo ottenuto grazie alla sua fama e ai buoni rapporti che Venezia voleva con Roma, ma a scapito della cura d'anime, della Comunità piovese e del primo titolare Valerio Montecchio, reintegrato poi nella prebenda ursurpata grazie a un intervento riparatore dello stesso Bembo all'inizio dei 1519, quando i benefici della Curia e i doni dei pontefice gli procurarono mezzi più che sufficienti per la vita agiata della famiglia e della vecchiaia.
Con il dominio veneziano affluiscono a Piove i nuovi proprietari di ville e soggiorni di campagna, le cui residenze verranno via via inserite nel contesto urbano, alternandosi a numerosi palazzetti borghesi e a più modesti edifici a schiera di due o tre piani abitati da artigiani.
Nel 1547 è attestato l'interesse del Consiglio per l'Ospedale che era diventato negli anni un luogo di ricovero e di assistenza dei poveri e bisognosi, soprattutto piccoli, vedove e “novizie”. Si danno ordinamenti circa il buon utilizzo delle entrate e il reggimento dell'istituzione, attiva fino all’ ‘800. Nel 1576 muore a Pavia dov'era nato (1501) Gerolamo Cardano, scienziato e inventore, che aveva studiato medicina a Padova, esercitandola alcuni anni anche nel Piovese intorno al 1540. Qualche decennio più tardi è attivo a Parigi Arrigo o Enrico Caterino Davila (1576 - San Michele di Campagna, Verona, 1631 ,storico italiano. Piovese di origini, trascorse la giovinezza in Francia, dove partecipò alle guerre di religione. Tornato a Padova, scrisse la “Historia delle guerre civili di Francia” (1630), in quindici libri, dalla morte di Enrico Il al 1598, in cui analizza i conflitti religiosi del suo tempo. Suo è anche un trattato di filosofia, “Il teatro dei mondo”. Fra il 1565 e il 1576 la Congregazione del Ss. Crocefisso edifica la propria chiesa (detta poi di S. Francesco per la vicinanza del più importante monastero francescano), tuttora superstite. E’ l'epoca del rinnovamento delle Confraternite, secondo lo spirito dell'epoca, che vede fiorire la pietà religiosa e l'opera caritativa. Una confraternita di S. Rocco ha un proprio altare presso la chiesa di S.Giustina.
Nei quattro secoli di dominio veneziano la peste infierì sulla popolazione più volte. Molto grave fu la pestilenza portata dalle navi d'Oriente del 1576 e che colpì anche Padova e il padovano.
Più grave fu quella del 1631-32 (dieci volte la mortalità normale). Il Consiglio decise di appellarsi alla Vergine promettendo una solenne processione annua alla Madonna delle Grazie con un voto. Da allora, ogni 6 maggio, la città di Piove, riunita nelle sue componenti laica e religiosa, celebra la Festa del Voto.
In linea coi tempi, nel 1672 presso la chiesa di S.Giustina (detta S. Rocco) è costruito l'oratorio di S. Filippo Neri. Nel XVIII sec. viene eretta la chiesetta di S. Anna. Nel 1708 (o 1712) muore iI francescano Zaccaria Tevo, piovese, vissuto in conventi delle Marche e a Treviso. Maestro di cappella, insegnò musica e scrisse un trattato “Musico testore”. Era nato a Piove il 16 marzo del 1651.
La storia di Piove continua a subire le fortune della Repubblica Veneziana fino alla caduta della Serenissima. Per quanto riguarda il territorio per tutto il Settecento si susseguono interventi e progetti per la sistemazione del Brenta e del Bacchiglione, che però non vanno mai attuati per troppi interessi coinvolti e anche per le spese. Gli eventi di fine secolo e successivi rallenteranno sempre l'esecuzione di interventi generali. Il primo luglio 1797 l'ultimo podestà veneziano lascia Piove, proclamata sede del nuovo governo centrale del padovano e del Polesine. Si susseguono, con la logica delle armi, i governi francese e austriaco fino al 1866 (plebiscito del 21-22 ottobre). I Francesi aboliscono alcune tasse ma moltiplicano perquisizioni e razzie. Provvedimenti impopolari come la soppressione di monasteri secolari e di alcune feste religiose rendono mal tollerato questo governo, già in difficoltà per la situazione disastrosa delle campagne. Vi si cerca di provvedere con un generale catastico (entrato in vigore più tardi, nel 1846). Viene smantellata la proprietà ecclesiastica, favorendo la corsa della borghesia all'acquisto delle terre della Chiesa all'asta. I Francesi tentano anche l'avvio di riforme sanitarie e scolastiche.
Gli austriaci rientrati definitivamente nel 1813 cercano di migliorare il territorio con opere pubbliche, fra cui la sistemazione della strada per Padova. Anche il centro di Piove cambia volto, con demolizioni, restauri e selciatura delle vie ottenuta demolendo la Torre Rossi (1820) e quella del Panico (1827). Dopo la breve pausa della insurrezione politica del 1848 (22 marzo) sotto gli auspici di Daniele Manin e Nicolò Tommaseo, gli Austriaci inaspriscono la loro presenza. Cinque uomini, colti mentre tentavano di fornire viveri ai Veneziani assediati, vengono passati per le armi a Piove, in un campo (non ancora identificato), lungo la via che conduce ad Arzerello (le salme saranno poi tumulate al Cimitero). Carestie, epidemie, miseria caratterizzano la vita delle campagne di questi decenni.

 
Età Contemporanea

Tra la fine del ‘700 e l'inizio dell’ ‘800 si assiste alla soppressione e chiusura di monasteri e ordini religiosi, anche in relazione al loro stato di degrado. Il 26 maggio 1801 con decreto vicereale viene soppressa “la fraglia (cioè fratàlea o confraternita) dei battuti”. Il monastero della Ss.Concezione cessa di esistere nel 1810. Quarant'anni prima era stato demolito il convento della Beata Vergine Maria sul Fiumicello. Nel 1833 viene chiuso il monastero benedettino, ormai occupato solo da monache, dei Ss. Vito e Modesto. La grande chiesa di S. Francesco e l'omonimo Convento francescano sono distrutti lo stesso anno. Diversa sorte tocca alla chiesa di S. Giustina, restaurata nel 1839. Agli inizi del secolo era stato demolito l'ospedale di S.Maria Maddalena. Più tardi il Comune, nuovo proprietario, lo destinava a Cimitero comunale. Piove sarà dotata di Ospedale civile nel 1857. Del resto tutto l'ottocento è un secolo di grandi novità anche urbanistiche per Piove, dove si sistemano le strade ma si abbattono quattordici edifici di epoca veneziana tra cui l'antico Palazzo della Ragione sede della Podestaria, di epoca carrarese, per far posto al nuovo Palazzo municipale, a cura dell'architetto Jappelli, allora Ingegnere provinciale dell'Imperial regio Governo, e della Ditta Pedrin di Padova ( 1819-21); la sua prima funzione sarà anche quella di carcere e di Regia Pretura (oggi la piazzetta Vitaliana è intitolata alla memoria di Matteotti). Per risolvere il problema delle acque, frattanto, nel 1817 si era iniziata l'inalveazione del Brenta da Strà a Corte, terminata solo nel 1858 in seguito a opposizioni e contrasti. Il bacino di Chioggia già cominciava a soffrire l'espansione in laguna di un ampio cono alluvionale. Le valli da pesca subirono un processo di atrofizzazione con impoverimento del patrimonio ittico. Dopo la disastrosa piena dei 1882, si iniziarono i lavori per la estromissione della foce del Brenta dalla laguna, con lo spostamento da Conche a Brondolo. I lavori terminarono nel 1895.
Nel 1862-63, per iniziativa di un gruppo di cittadini, in un clima di rinascita del teatro veneziano e di fortuna della lirica, la città di Piove si dota di un Teatro Filarmonico, con sipario del pittore piovese Alessio Valerio, di qualche anno dopo, che riprende l'entrata delle truppe di Vittorio Emanuele Il in Piove, il 14 luglio 1866. E' attivo tra i due secoli un altro grande ritrattista e figurinista. Oreste da Molin, le cui opere sono riunite in collezioni straniere (alcune si trovano in Municipio, acquisite per donazione, deposito o acquisto recente e costituiscono un primo passo per la futura collezione civica d'arte moderna).
Siamo così alla Piove contemporanea che vede nascere le prime storie a stampa e le ricerche erudite ( Pietro Pinton e Giuseppe Marcolin; Dante Libertini è coautore della citata “Storia”, ma in realtà lavorò come aiuto e alle dipendenze del primo).
Si continua il restauro di edifici religiosi. Nel 1861 viene rimaneggiata la facciata della chiesa delle Grazie. Nel 1881 è di nuovo restaurata S. Anna. Poco dopo è la volta della facciata di S. Francesco e della chiesetta di S.Nicolò, dove si scoprono affreschi quattrocenteschi. Nel 1890 il Comune, sul terreno dell'ex ospedale fa costruire una nuova cappella in sostituzione dell'antica dedicata a S.Maria Maddalena. Nel 1893 iniziano i lavori di abbattimento del vecchio Duomo, affidati all'ing. Francesco Gasparini. L'opera di ristrutturazione tocca altri edifici annessi, fra cui il “Paradiso”, la sottostante sagrestia e la “chiesuola” della soppressa Fraglia dei Penitenti, abbattuta nel 1906 (e riedificata nello stile del duomo neogotico, nel 1911). Nel 1908 la chiesa è completata. Uno studio contemporaneo del Marcolin (membro della direzione diocesana dell'Azione Cattolica) documenta le varie fasi dei lavori e la disposizione degli edifici precedenti. La Santa Sede in memoria dell'antica Collegiata, eleva il duomo a chiesa abbaziale, con il titolo di abate mitrato per l'arciprete parroco e successori.
Con l'Unità d'Italia le speranze di libertà e di miglioramento delle condizioni economiche caddero quasi subito sotto l'urto di gravami fiscali riesumati, mentre la situazione di salariati e braccianti peggiorava, favorendo prima l'adesione al movimento anarchico libertario della Bassa padovana (“la boje”) e poi l'emigrazione verso le Americhe. Nel XX secolo cambia a poco a poco l'economia e la tipologia abitativa delle campagne nel Veneto. Anche a Piove i casoni, dimora caratteristica dei contadini veneti, sono abbattuti, abbandonati o sostituiti. I vecchi “piagni”(passaggi “pedanei”, pedonali, sull'acqua) cedono il passo a più sicuri ponticelli in muratura o cemento. Si consolidano le difese contro le piene e si rende più agevole la navigazione nel Naviglio Brenta e nel Novissimo. Negli anni Trenta Piove viene collegata per ferrovia a Venezia (già nel 1890 Piove era stata collegata con Padova). Dopo la seconda guerra l'economia da agricola si fa sempre più industriale, soprattutto dal ‘60 in poi. Viene costituito nel 1968 il Consorzio per lo sviluppo del piovese, cui partecipano oltre a Piove, i Comuni di Arzergrande, Brugine, Codevigo, Correzzola, Legnaro, Polverara, Pontelongo e S.Angelo di Piove (toltosi poi nel 1989), la Camera di Commercio (uscita nel 1975) e la Provincia di Padova, finalizzato allo studio e all'attuazione di una zona industriale. Con la legge reg. 80, nel 1975 assume la funzione di Comprensorio. Tra i servizi erogati, si segnala anche quello Io della rete di biblioteche tramite il “Sistema bibliotecario del piovese”, dove ha sede un Centro di documentazione sulla storia della Saccisica e una biblioteca cui si accede tramite le biblioteche dei Comuni aderenti.
Agli inizi degli anni ‘60 nasce anche il Consorzio Acquedotto Valli Piovese, per assicurare il rifornimento idrico alla popolazione. Sino allora solo Piove e Pontelongo avevano delle strutture di buon livello, mentre Arzergrande, Correzzola e Cona erano agli inizi. All'accordo si unirono anche Codevigo, Sant'Angelo, Legnaro, Brugine, Polverara e Correzzola, portando l'ente, anche grazie ai finanziamenti comunitari, alle attuali dimensioni di 900 km di condotte, per quasi tutti i 58 mila abitanti del Piovese, con un consumo di 220 litri al secondo, di cui 150 erogati dalla Centrale di Boscochiaro (che attinge dall'Adige e 70 dall'Amag di Padova (dal 1980).
Attualmente Piove ha circa 18.000 abitanti. Ospita due mercati settimanali ed è sede di vari servizi: Pretura, Vigili del fuoco, Carabinieri, Polizia stradale, Guardia di finanza, Presidio Ospedaliero dell'ULSS 23, Distretto sanitario con servizi sanitari e socio-sanitari, cui si aggiungono i vari servizi dei Comune (amministrativi, sociali, culturali, tecnici di vigilanza), sei sportelli bancari, una Casa di riposo per anziani, la Direzione didattica statale e attrezzature sportive. Tra i servizi comunali, aggiornati secondo le esigenze della popolazione, si è qualificata in questo ultimo decennio la Biblioteca, presso il Centro Piovese d'Arte e Cultura.


Storia dello Stemma e del Gonfalone della Città'

Come risulta da antichi documenti, un sigillo, alcune scritture e atti, fin dal XIV sec. la Podesteria di Piove di Sacco aveva per insegna la figura di S.Martino a cavallo che dona parte del proprio mantello a un povero ignudo.
Un documento del 1392 infatti reca un sigillo in cera con il Santo e nel 1397, in una rassegna di milizie Carraresi, gli uomini di Piove di Sacco si presentano sotto un pennone bianco sul quale sono dipinte due ali rosse (forse insegne personali dei da Carrara) ed in mezzo ad esse un San Martino a cavallo nell'atto di cedere il mantello.
Le tre armi scolpite nella Torre Civica, di cui una reca la figura del patrono, risalgono al 1415. Dello stesso periodo è il frammento recuperato e conservato nell'attuale Sala Consiliare.
Non è comunque improbabile che Piove abbia assunto tale insegna fin dal tempo dell'erezione della sua chiesa maggiore, il duomo di San Martino (970-975). Nel corso dei secoli lo scudo subì lievi variazioni negli smalti e nella posizione delle figure. L'abolizione dell'antico stemma avvenne nel 1797 ad opera dei Francesi, in avversione alle memorie feudali ed ecclesiastiche e alle autonomie locali legate alla Serenissima (identica sorte del resto toccherà ai vari Leoni di S. Marco sparsi nelle piazze e sulle mura delle città venete). Venne allora introdotto un emblema rosso in cui erano raffigurate tre melagrane, scudo gentilizio della famiglia Battaglia che aveva dato nel 1546-47 il podestà di Piove, Michele. Il frutto era molto in uso nel Rinascimento come simbolo di fertilità e abbondanza. Con tale significato, più laico e più gradito ai nuovi tempi viene dunque introdotto il frutto del melograno nello stemma di Piove. Il simbolo venne adottato ufficialmente dal Comune nel 1844, ora sotto il Governo Austriaco, ed un decreto del Capo del Governo lo riconosceva in data 24 febbraio 1936 “di rosso a tre melagrane, al naturale gambute e fogliate di verde, ordinate due-una” (sormontano dall'allora vigente simbolo del Littorio). Il 12 maggio 1942 veniva concesso al Comune di Piove di Sacco anche il gonfalone “di bianco bordato di rosso...”.
Solamente negli anni Cinquanta fu inoltrata la domanda per la riassunzione dell'antica arma, che venne infatti riconosciuta in data 19 gennaio 1953: “sullo stemma troneggia la figura di San Martino (in argento) a cavallo in modo da cedere parte del suo mantello ad un povero ignudo, il tutto al naturale su pianura verde“ (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri). Il 26 agosto 1959 viene conferito a Piove il titolo di “città”.
Si adotta quindi un nuovo bozzetto sormontato dalla prescritta corona d'oro. Non venne più emanato invece alcun provvedimento per il gonfalone, per il quale rimaneva da definire la validità di quello del 1942 che aveva nel suo interno le tre melagrane, mentre dal 1958 il Comune aveva fatto uso di un drappo interamente bianco contenente lo stemma di antica spettanza. In risposta ad una nota dell'ente dei 6 marzo 1987, la Presidenza ribadiva che il Gonfalone bianco bordato di rosso è compatibile con lo stemma riconosciuto nel 1953. Negli anni ‘80, in seguito alla lettura e restauro di antichi documenti dell'Archivio Comunale, si recupera il titolo di Magnifica Comunità di Piove di Sacco, in uso nei documenti ufficiali e nelle relazioni con la Serenissima Repubblica, di Piove come di altre città venete. Lo ricorda una targa all'ingresso della sala Consiliare (“Sala della Magnifica...”), mentre la sala più piccola viene chiamata “Sala dei melograni”.



Bibliografia e fonti.

Pietro Pinton, La città della Pieve de’ Saccensi. Nome, grado e stemma di Piove di Sacco, Roma 1893. (Fondamentale per ogni nuova indagine il citato Codice diplomatico saccense, Roma 1895; ristampa anastatica a cura del Sistema Bibliotecario del Piovese, e di un comitato composto da Claudio Grandis, Donato Gallo e altri, presso Zielo. Este 1990).
Giuseppe Marcolin - Dante Libertini, Storia popolare di Piove di Sacco, 1891 (Padova, Marsilio, 1966, ristampa).
Paolo Tieto, Il Duomo di Piove di Sacco. Noventa Padovana, 1976.
Girolama Borella, Daniela Borgato, Maria Caterina Lovison, Roberto Marcato, Piove di Sacco. Quaderno d’immagini segni e percorsi, Piove di Sacco, Cassa Rurale ed artigiana di Piove di Sacco, 1984.
Caterina Secco, Andrea Pase, Storia del Brenta ( ... ), in “Acque”, periodico semestrale del Consorzio Acquedotto Valli Piovese, n. 1 (dic. 1989), pp. 18-20 (e altri articoli di Enrico Silvestri o redazionali).
Claudio Grandis, I Barcaioli del Piovese, in “Acque”, n.2, pp.26-27.
Viviana Ranzato, Una storia di Piove, parte III, IV e V, in “Piove paese”, 15.12.1990, 22.12.1990 e 5.1.1991.
Alberto Paolo Torri, Stemmi comunali e provinciali, Piove di Sacco, in “Nuova Rassegna” 1962, n.5, p. 697.
Gli studi del Pinton, di Paolo Tieto e altri, compaiono in una più estesa bibliografia in corso di stampa. Qui sono citati solo quelli direttamente utilizzati per la breve sintesi. Meglio Piove di Sacco, Piove di Sacco, Comune; 3P, Padova, 1991 (ultima guida pubblicata).

 
 

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